Noi gli animali

by Michela 13. agosto 2012 16.47

di Justin Torres

Bompiani - 140 pagine - 16 Euro

Montagne russe? Ma per favore. A che ti servono quando la tua vita è un ottovolante e la tua famiglia è uno zoo?

L'io narrante è un ragazzino senza nome, fratello minore di tre in una famiglia squinternata in cui si diventa maggiorenni a sette anni su una bestemmia, con una madre che non sa quel che fa e un padre che sarebbe meglio se non lo sapesse.

E ce n'è di "animalità" in questo libro, di si può dire che ci sia solo quella. Niente teorie, niente pensiero, parole quante ne servono e senso logico zero: oche, locuste, vermi, cani randagi e cani bastardi.

I ragazzini sono loro stessi un animale, prima tutti insieme una bestia sola, poi iniziano a essere un branco, e lentamente e con fatica e con fortuna cercano di essere poi persone, in un processo fluido in cui spesso tornano indietro e ridiventano una bestia-branco e poi si riseparano. Non c'è da imparare, c'è da guardare però: c'è energia e fortuna e vitalità.

Era tanto che non mi capitava di fare nottata per finire un libro, e non chiedermi perché stavolta sì: "perché" in questa storia è una parola bandita. Perché sì. Questo libro succede, e basta. Succede in frammenti, senza un disegno dietro, proprio come la vita: quando l'ho sfogliato in libreria mi sembrava che fosse un libro di racconti, i capitoli sono brevissimi e indipendenti.

Un paio di cadute: in un punto una frase di troppo, e soprattutto un provvidenziale diario che guardacaso zompa fuori all'ultimo, giusto in tempo per essere letto e concludere il libro. Pazienza. In un romanzo come questo anzi è quasi ammissibile, come dicevo le cose capitano e basta, e per la maggior parte non hanno senso. E c'è pericolo, la vita di questi ragazzini è pericolosa: lo è come lo è sempre per i bambini, per loro un po' di più.

E sì, alla fine ce la faranno, diventeranno persone. È questa la sconfitta.

 

Ragazzo da parete

by Michela 9. maggio 2012 21.57

di Stephen Chbosky

Frassinelli - 272 pagine - 16 Euro - Acquista scontato

Charlie è un ragazzo comune, se una cosa del genere esiste. È un bravo ragazzo, uno che non crea problemi: integrato, sereno, intelligente, con appena un tocco di stranezza ogni tanto. Il suo insegnante di letteratura gli assegna libri al di fuori del programma, e ogni volta che lui ne legge uno se ne innamora e decide che è il suo preferito (almeno fino al successivo).

Sceglie come destinatario delle sue confidenze un ragazzo che neppure conosce, ma che frequenta la sua stessa scuola, perché di lui ha sentito dire dai compagni che è "uno che ascolta e capisce": inizia a scrivergli una serie di lettere a senso unico, che costituiscono il romanzo, nelle quali per un anno esatto gli racconterà avvenimenti e persone della sua vita, ma facendo bene attenzione a che il suo confidente non possa intuire chi gli sta scrivendo e chi sono in realtà le altre persone che nomina.

A quindici anni Charlie ha un candore e una fiducia che sono la sua forza più grande: accetta tutto quel che gli passa davanti agli occhi senza chiedersi quanto ci sia di giusto, partecipando alle vite degli altri intensamente ma in silenzio. È per questo che viene definito un "ragazzo da parete", uno capace di guardare e vedere, ma rimanendo da parte, e che sa trovare il punto di equilibrio fra partecipare e intromettersi: questo atteggiamento gli permette di arrivare ai risvolti più personali delle vite di chi lo circonda, intanto che cerca di trovare il filo della sua.

Nelle sue lettere gli altri appaiono unici e bellissimi. In realtà, se si ha voglia di mettersi a guardare, ci sono indizi per vedere le crepe di quel mondo ideale, la cattiveria e la violenza che rovinano le cose preziose; però la rabbia è sempre del lettore, se la vuole, mai del protagonista. Un piccolo libro con dentro, volendo, molto di più di una storia tranquilla.

Non ci sono solo le arance

by Michela 22. gennaio 2012 11.03

copertinadi Jeannette Winterson

Mondadori - 207 pagine - 9,50 euro - Acquista


Fantastico. Questo libretto con la copertina arancione, e una ragazza tanto vera che sembra finta in copertina e come protagonista, si merita tutto il meglio che se ne possa dire. Intelligentissimo, ironico, perfido, dolce, saggio di quella saggezza istintiva e profondissima che nessun ragazzino dovrebbe possedere, perché creata da dolori tanto grandi che basterebbero per una vita.

Prosegue...

VLADIMIR LUXURIA ALLA LIBRERIA GRANDE DI PERUGIA

by Michela 11. settembre 2011 19.28

A Perugia mancano tante cose, lo devo ammettere: quello che proprio non manca sono le librerie. Abbiamo tutti i gusti di libreria che puoi pensare: una Feltrinelli bellissima al centro, un paio di Mondadori (niente di che, tengono sempre la musica a palla) e una miriade di librerie grandi e piccole, dell'usato, di fumetti, di magia e occultismo, tutto quello che ti viene in mente. Ieri sera sono stata alla Libreria Grande, dove vado quasi ogni settimana anche solo a fare un giro. Sono sempre avanti: è bellissima come ambiente, poltrone e tavolini per leggere quanto ti pare, e se a Perugia succede qualcosa di speciale dal punto di vista dei libri, puoi star certo che l'hanno fatto loro: sono stati i primi a fare qualche presentazione con gli autori (da noi è una stranezza esotica, eh), e una sera hanno portato un pianoforte nella libreria, e mentre sceglievamo i libri c'era un pianista che suonava là, non so chi fosse, ma era una cosa fantastica.

ILuxuriaeri sera c'è stata la presentazione di "Eldorado", l'ultimo libro di Vladimir Luxuria. Eravamo una settantina di persone, per Perugia è una folla: Luxuria ha parlato del libro, ha raccontato qualche aneddoto, ha letto una pagina (appena riesco metto il video), poi si è messa a parlare dell'omosessualità in generale e di come sia complicato certe volte poter fare anche le cose più semplici, come uscire a cena o a fare una passeggiata, e di come la gente non si faccia mai gli affari propri, anche se l'ha detto in termini molto più eleganti.

Prosegue...


I libri veri, come le persone vere, li riconosciamo senza sbagliare: ciascuno risponde in modo diverso a una fame che la gente si porta dentro, che non uccide come la fame del corpo, ma di sicuro indebolisce gli uomini e li peggiora. Ecco, se hai fame... volevo scrivere il menu.


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