di James Patterson
Superpocket - 304 pagine - 6,90 Euro
"Squadra che vince non si cambia", e Patterson deve aver vinto parecchio con Alex Cross e i personaggi che gli ruotano attorno.
Considerando nell'insieme i libri che hanno Cross per protagonista, c'è da restare un po' perplessi sulla signora ultraottantenne che ha la stessa età da una decina di libri, sui ragazzini che non crescono mai e non fanno mai niente di stupido, sul piccolo di due anni (il figlio minore di Cross) che è sempre e solo "dolcissimo" e, anche lui, impiega un tempo sorprendentemente lungo a crescere: senza parlare della quantità di abilissimi serial killer psicopatici in cui si imbatte il protagonista, la metà dei quali minaccia direttamente la sua famiglia o i suoi amici, e della presenza costante di almeno uno due reduci del Vietnam.
Tutto questo per dire che non parliamo di gialli alla Sherlock Holmes, ma piuttosto alla Kay Scarpetta: parecchio movimento, storie complicate, un protagonista con le sue abitudini e il suo mondo che torna costantemente, non troppo verosimile. Rispetto ai romanzi della Cornwell per lo meno i personaggi di Patterson non hanno tante pretese: la scarsa verosimiglianza è accettabile e risulta più divertente che irritante. Leggero e ottimo per distrarsi, "Il caso Bluelady" rientra pienamente in questa categoria.
John Sampson, il "migliore amico", chiede l'aiuto del detective Alex Cross per trovare chi ha mutilato e ucciso tre donne, crimine di cui è stato accusato Ellis Cooper, un suo ex commilitone. John è assolutamente certo che il colpevole non sia Cooper, e il tempo che rimane prima dell'esecuzione della condanna a morte è molto poco: Cross pensava di ritirarsi a vita privata e vorrebbe rifiutare il caso, ma la coscienza lo tormenta, quindi accetta di aiutare Sampson. Contemporaneamente l'FBI gli propone un nuovo impiego, la sua famiglia attraversa un momento delicato e lui riflette anche sulle proprie priorità.
I guai di Alex Cross sono perfetti per farsi i fatti di qualcun altro; la storia dei complotti nell'ambiente militare l'ho trovata poco interessante, e il fatto di non aver prestato attenzione non mi ha penalizzato in nessun modo nell'arrivare in fondo al libro. Tutto si è concluso senza delusioni, prevedibile in modo rilassante. Patterson sa fare di meglio, decisamente ("Il Giullare" per esempio m'era piaciuto parecchio), ma va bene anche così.