San Spam...

by Michela 3. marzo 2013 12.08

Chiedo scusa a tutte le persone che sono state inondate da email di spam provenienti da questo blog.

Nei due giorni passati ci sono stati oltre quindicimila commenti di spam. Purtroppo ero offline e l'ho scoperto solo stamattina: ora ho chiuso tutto e ho disabilitato l'invio di email, dovrò riaprire i commenti per configurare i filtri, ma la piena del Nilo è finita qui.

Grazie per la pazienza, e buona domenica!

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Un lavoro completato

by Michela 14. dicembre 2012 10.22

Uno dei libri che amo di più fra quelli che possiedo è una prima edizione di “Al Dio sconosciuto” di John Steinbeck, nella collana Medusa della Mondadori, che ho trovato in un mercatino anni fa.
Il romanzo era molto bello, mi piaceva che fosse stato tradotto da Montale, ma ciò che mi aveva colpito era la nota iniziale: “Edizione provvisoria. Le enormi difficoltà di approvvigionamento di materie prime ci costringono a rinunciare, per il momento, a quella cura e perfezione tipografiche che sono tradizionali della nostra casa.

Il libro è stato stampato nel 1946. Quando l'ho trovato aveva sulle spalle più di mezzo secolo, la copertina era ancora bellissima e non mancava una sola pagina: e io continuavo a pensare a quelle persone che, mentre il mondo era un deserto bruciato e al mattino non c'era certezza di mangiare alla sera, facevano l'impossibile per fare libri. Non zappe o scarpe o mattoni, ma libri. Lo facevano al meglio, con cura, cercando di arrivare alla perfezione, e lo consideravano tanto importante da non accontentarsi e voler fare di più.

Menhir

Ho in mente anche quella poesia di Bukowski che si intitola “Loro e noi”: Charles se ne sta in salotto con suo padre e sua madre, e fuori sulla veranda ci sono Faulkner, Hemingway, Gertrude Stein e alcuni altri che discutono fra loro. Il padre guarda Charles stupito e chiede: “E tu vuoi essere come loro?” “Non come loro” risponde lui “ma uno di loro”. Non come loro, ma uno di loro: fare qualcosa di bello, di unico, ma farlo a modo suo.

Pensavo a queste cose riflettendo sul fatto che Edizioni XII, la casa editrice di Archetipi, dei Corti, di Carnevale e di tanti altri libri bellissimi, ha deciso di chiudere l'attività editoriale. Nel comunicato di chiusura si legge: “Ci congediamo convinti di essere riusciti nel nostro intento - fare libri belli.”
Ci sono riusciti, sì. Ogni copertina è un'opera d'arte, e non per modo di dire: sono state realizzate dagli artisti di Diramazioni, che hanno rappresentato lo spirito di ogni libro. Per alcune raccolte di racconti, come Archetipi o Carnevale, c'è una tavola artistica per ogni storia. Di ogni singola pagina è stato curato tutto: la carta, l'inchiostro, i fregi, i capilettera. Non ci sono errori: non ne hanno lasciati passare. Ogni libro ha una personalità, li riconosci tutti, e nessuno è come un altro. Ora hanno completato il lavoro, e la casa editrice chiude. A noi rimangono i libri, e qualcosa in più, perché ora lo sappiamo. Ci sono posti puliti e illuminati bene.

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Break - Ossa rotte

by Michela 17. agosto 2012 16.20

di Hannah Moskowitz

Giunti - 280 pagine - 9,90 Euro

Jonah ha diciassette anni e si sta rompendo, sistematicamente e di proposito, ogni osso che ha in corpo. Uno dopo l'altro. A martellate, buttandosi in una piscina vuota, lanciandosi nel vuoto con lo skateboard.

Jonah deve essere forte, perché è il fratello maggiore.

Jesse ha un anno meno di lui ed è allergico praticamente a tutto: basta un'esposizione minima alla maggior parte degli alimenti e delle fibre tessili per causargli gravi crisi respiratorie, un mese in cui va al pronto soccorso una sola volta è considerato un mese buono.

Will ha quasi un anno, e lo ha passato tutto, ininterrottamente, a piangere. Non accenna a smettere. Jonah rientra in casa e Will piange. Lo prende in braccio e Will piange. Gli prepara da mangiare e Will piange. Pulisce, per evitare pericoli a Jesse, e Will piange...

I genitori fanno del loro meglio per i propri figli: pregano.

Jonah ha l'idea che un osso rotto ricresca più forte, e di qui il passaggio logico è breve. A Naomi, che riprende col telefonino e poi carica tutto su youtube, dice che lo fa per apparire in video, ma lei ci mette poco a capire che non è un problema di notorietà. Sembra che i coetanei capiscano Jonah molto meglio degli adulti, anche di quelli che dovrebbe farlo per mestiere. Il preside fa rinchiudere Jonah in un istituto per tenerlo in osservazione, e se a casa si trovava tra adulti irresponsabili, qui la situazione è anche peggiore: i medici assegnano ai ragazzi non solo il compito di guarirsi reciprocamente, ma anche e soprattutto il peso dei fallimenti altrui.

L'idea è interessante, incuriosisce, ma il libro non è all'altezza. Sono rimasta delusa, avrebbe potuto essere molto più forte: il dolore fisico non ha alcuna correlazione col dolore mentale di Jonah, che sembra sempre allegro e tranquillo intanto che si frattura le dita dei piedi a martellate. Il suo percorso fino al punto di rottura, il lettore deve immaginarlo da solo, con ben pochi indizi a disposizione.

Peccato, è una storia che avrebbe meritato di meglio.

Noi gli animali

by Michela 13. agosto 2012 16.47

di Justin Torres

Bompiani - 140 pagine - 16 Euro

Montagne russe? Ma per favore. A che ti servono quando la tua vita è un ottovolante e la tua famiglia è uno zoo?

L'io narrante è un ragazzino senza nome, fratello minore di tre in una famiglia squinternata in cui si diventa maggiorenni a sette anni su una bestemmia, con una madre che non sa quel che fa e un padre che sarebbe meglio se non lo sapesse.

E ce n'è di "animalità" in questo libro, di si può dire che ci sia solo quella. Niente teorie, niente pensiero, parole quante ne servono e senso logico zero: oche, locuste, vermi, cani randagi e cani bastardi.

I ragazzini sono loro stessi un animale, prima tutti insieme una bestia sola, poi iniziano a essere un branco, e lentamente e con fatica e con fortuna cercano di essere poi persone, in un processo fluido in cui spesso tornano indietro e ridiventano una bestia-branco e poi si riseparano. Non c'è da imparare, c'è da guardare però: c'è energia e fortuna e vitalità.

Era tanto che non mi capitava di fare nottata per finire un libro, e non chiedermi perché stavolta sì: "perché" in questa storia è una parola bandita. Perché sì. Questo libro succede, e basta. Succede in frammenti, senza un disegno dietro, proprio come la vita: quando l'ho sfogliato in libreria mi sembrava che fosse un libro di racconti, i capitoli sono brevissimi e indipendenti.

Un paio di cadute: in un punto una frase di troppo, e soprattutto un provvidenziale diario che guardacaso zompa fuori all'ultimo, giusto in tempo per essere letto e concludere il libro. Pazienza. In un romanzo come questo anzi è quasi ammissibile, come dicevo le cose capitano e basta, e per la maggior parte non hanno senso. E c'è pericolo, la vita di questi ragazzini è pericolosa: lo è come lo è sempre per i bambini, per loro un po' di più.

E sì, alla fine ce la faranno, diventeranno persone. È questa la sconfitta.

 


I libri veri, come le persone vere, li riconosciamo senza sbagliare: ciascuno risponde in modo diverso a una fame che la gente si porta dentro, che non uccide come la fame del corpo, ma di sicuro indebolisce gli uomini e li peggiora. Ecco, se hai fame... volevo scrivere il menu.


il Pub di Pub


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